Torre, S. Zeno, Ronco e Roggia: sono i quattro rioni di Carugo.
In base a dove abiti a Carugo
Nati verso la fine degli anni '80, essi rappresentano una delle espressioni più forti dello spirito di aggregazioni della comunità del paese.
In passato i rioni erano protagonisti di tanti momenti di vita comunitaria con iniziative di ogni genere: dal Carnevale, con le sfilate di carri allegorici, costumi e coreografie preparate mesi di anticipo, ai presepi natalizi e ai tornei estivi di calcio. La sfida rionale era vissuta con entusiasmo, coinvolgeva tutto il paese e attirava spettatori anche dai comuni vicini, creando un forte senso di appartenenza e di festa.
Negli ultimi anni questa tradizione si è affievolita e le nuove generazioni ne conservano solo un ricordo sbiadito. Per questo la Pro Loco di Carugo ha deciso di dare vita a un progetto di rinascita dei Rioni, per restituire al paese un’occasione concreta di incontro, gioco e comunità.
Ogni rinascita ha bisogno di un segno visibile. Abbiamo quindi scelto di ripartire dagli stemmi: i quattro simboli storici dei Rioni sono stati ridisegnati in chiave moderna, mantenendo colori e riferimenti originari, ma con uno stile più attuale e riconoscibile.
Questa nuova identità visiva non è solo un restyling grafico: è il punto di partenza per ricostruire un senso di appartenenza condiviso, capace di parlare sia a chi ha vissuto in prima persona l’epoca d’oro dei Rioni, sia ai ragazzi che si avvicinano oggi per la prima volta a questa tradizione.
Il progetto prenderà forma concreta nel 2026 con tre appuntamenti distribuiti durante l’anno, pensati per coinvolgere fasce d’età diverse e far crescere progressivamente lo spirito rionale.
Gli elementi distintivi dello stemma sono la torre e il drappeggio che incornicia il nome del rione.
“D’in su la vetta della torre antica….” (G. Leopardi, Il passero solitario)
È il rione incentrato sulla vecchia torre storica, simbolo del nostro paese. La sua vetta, più che l’armonia melodiosa del canto del passero solitario, evoca alla nostra memoria un carico pesante di secoli lontani, che la videro al centro di contese aspre e cruente tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini dell’età comunale, culminante nel XVII secolo con la distruzione dell’adiacente castello.
Fino al 1910 era ben visibile anche la merlatura alla ghibellina (a coda di rondine), compromessa a causa di una violenta tromba d’aria che investì in quell’anno il nostro paese, al punto da renderne necessario l’abbattimento unitamente alla torretta soprastante.
Gli elementi distintivi dello stemma sono la chiesa di San Zeno e il pesce simbolo rappresentativo del santo.
La Madonna che scelse di appartenere a Carugo.
È il rione che ha il suo fulcro nella chiesetta inizialmente dedicata a San Zeno, Vescovo di Verona (362 d.C.) e in seguito consacrata a Maria Immacolata. La sua esistenza è confermata già nel XVII secolo dallo storico Goffredo da Bussero e dalle visite pastorali di San Carlo (1566), di Federico Borromeo (1606), di Giuseppe Pozzobonelli (1762).
Secondo un’antica leggenda, la sua posizione fu motivo di contesa tra Carugo e Giussano per il possesso di una statua raffigurante la Madonna. Per decidere a chi spettasse, la statua fu posta sopra un albero con l’accordo che all’alba sarebbe appartenuta al paese verso cui avesse rivolto lo sguardo. La mattina seguente il volto guardava Carugo, che da allora mantenne per sempre il possesso della chiesa.
Gli elementi distintivi dello stemma sono gli alberi che un tempo sorgevano sull’altura del Ronco.
“Là dove c’era l’erba ora c’è … una città ….” (A. Celentano, Il ragazzo della Via Gluck)
Il rione è caratterizzato da un’altura tra via Addolorata e via Garibaldi, un tempo boscosa in cima ed erbosa sui fianchi, meta estiva di scampagnate grazie alla frescura e alla comodità della posizione centrale vicino al centro abitato.
Un tempo in inverno il Ronco si trasformava in pista di divertimento: bambini e ragazzi vi scivolavano con la “slitigora”, usando zoccoli e sacchi improvvisati. Era un divertimento semplice, non privo di rischi, che coinvolgeva anche gli adulti come spettatori, in un tempo in cui il turismo invernale era ancora lontano.
Con il boom economico l’altura fu abbandonata e trasformata dagli insediamenti abitativi. Rimane il ricordo nostalgico di un angolo naturale che non esiste più.
Gli elementi distintivi dello stemma sono il fiume e i fontanili che scorrevano una volta in questa parte della città.
“Chiare fresche e dolci acque….” (F. Petrarca, Le Rime)
Il rione era un tempo caratterizzato da un ruscello che nasceva dai fontanili della Fontana del Guerc, scorrendo tra prati e rive ombrose in un ambiente incontaminato. Le sue acque limpide venivano utilizzate per il bucato, fatto all’aperto inginocchiandosi su un “cassetto” di legno, con i panni trasportati in carriola.
La roggia era parte integrante della vita quotidiana: un luogo semplice, ma indispensabile, che accompagnava il ritmo del mondo rurale prima dell’arrivo delle comodità moderne. Nonostante il suo uso umile, aveva origini nobili: furono infatti i Borromeo a progettarne la costruzione, per portare l’acqua della fontana fino al loro palazzo di Cesano Maderno, dove serviva alla residenza e alle sontuose fontane del grande parco.
Progetto grafico del restyling degli stemmi dei rioni a cura di Florent-Emmanuel Cucchi